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Addio a Maria, la nonna d'Europa A un passo dal gol dei 114 anni

Super tifosa dell'Inter, ha festeggiato tutti i 39 trofei vinti dalla squadra

Giulio Dotto  
NOVATE MILANESE (Milano) si è spenta nella sua casa di Novate, alle porte di Milano, Maria Redaelli, la nonna d'Europa. Oggi avrebbe compiuto 114 anni. La supernonna si è addormentata per sempre seduta sulla sua poltrona con addosso l'inseparabile plaid nerazzurro regalatole dai tifosi interisti, la squadra che aveva nel cuore fin dal 1908, anno della fondazione del club.
Nonna Maria era nata a Inzago (Milano), il 3 aprile 1899. Maestra di filanda per oltre 40 anni, si è sposata nel 1923 con Gaspare Granoli col quale ha avuto due figli, Carla e Luigi. Quest'ultimo è morto a 74 anni nel 2004 mentre Carla, che ha 88 anni, l'ha accudita insieme al nipote Ivano fino all'ultimo. A Novate nonna Maria si è trasferita nel 1974, dopo aver vissuto a Sesto San Giovanni dove il marito era operaio alla Breda.

LA FIGLIA Carla, i nipoti Ivano e Marco con i pronipoti Debora e Ivano e l'ultima nata Alessia di sette mesi, oggi l'avrebbero festeggiata nella sua casa. Una festicciola in famiglia, a differenza di quella dello scorso anno, quando per i 113 anni l'amministrazione comunale aveva organizzato un grande ricevimento. La sua passione per l'Inter, come testimonia un comunicato del presidente Moratti, nonna Maria l'ha dimostrata «amando sempre i colori nerazzurri, tenendoli con sé fino all'ultimo».

IL PRESIDENTE della Repubblica Giorgio Napolitano, attraverso il sindaco Lorenzo Guzzeloni, due giorni fa le aveva già inviato un telegramma di auguri che sarà letto oggi durante il funerale che si svolgerà nella chiesa parrocchiale di Novate alle 15. Nonna Maria fino all'ultimo è stata una grande ‘battagliera'. È sopravvissuta a due guerre mondiali, ai problemi della vita, a tanti momenti difficili. Anzi è sempre stata lei a fare coraggio ai suoi familiari.
E anche quando si è fratturata il femore a causa di una brutta caduta all'età di 103 anni, la sua guarigione completa in tre mesi ha lasciato di stucco anche i medici che la curavano.

UNA STRAORDINARIA lucidità l'ha accompagnata fino all'ultimo. I suoi passatempo preferiti erano la lettura delle notizie sportive su Il Giorno, guardare la televisione, destreggiarsi in cucina a preparare qualche buon piatto e fare qualche giretto in giardino per controllare i suoi fiori. Abitudini che ha conservato fino a Pasqua, quando un piccolo malessere l'ha costretto a rimanere in poltrona. Quella poltrona nerazzurra, piena di ricordi, sulla quale ha fatto il suo ultimo respiro un giorno prima di compiere i 114 anni.

OBIETTIVO LONGEVITÀ IL GERIATRA CARLO VERGANI: «LA VECCHIAIA? UNA SFIDA ADATTATIVA»
«Un mix tra il Dna e la forza di accettare la vita»

MILANO
Professore, ci spiega perché Maria Redaelli è riuscita a raggiungere i 114 anni?
«Si vive a lungo e bene (senza patologie e deficit mentali) se c'è la combinazione vincente: predisposizione genetica, ambiente e stile di vita».
È Carlo Vergani (foto), geriatra dell'Università degli Studi di Milano, ad approfondire il ‘segreto della longevità'.
Genetica significa ereditarietà?
«Non necessariamente. Per la donna più vecchia del mondo, Jeanne Calment, che è morta ad Arles a 122 anni, abbiamo esaminato gli ascendenti senza scoprire nessun familiare con la stessa longevità».
Cosa intende per ambiente?
«L'abitudine di vita e lo stato sociale. Questa donna ha fatto quello che voleva nel luogo giusto per lei. Quindi, ambiente confacente a lei».
Intende lavorare in filanda per 40 anni, sposarsi, e poi passare il resto della vita con la figlia?
«Esatto. Nessuno dei due componenti ha subito una forzatura. Il gene (che incide al 30 per cento) e l'ambiente sono stati in armonia. Non è stata mortificata dalle controversie, ha accettato la vita come veniva e non si è ripiegata su se stessa».
Allora luogo non significa luogo fisico. Tipo: al mare si vive meglio o i luoghi meno inquinati allungano la vita...
«Ci sono 16.000 centenari in Italia. A parte una comunità di sardi, gli altri sono sparsi ovunque».
Il rapporto donne-uomini è di quattro-uno, insomma l'80% dei centenari è donne. Ci spiega come mai?
«La biologia non ha ancora risolto questo quesito. L'individuo è finalizzato alla continuazione della specie. Prima si viveva fino a 40-45 anni, solo nell'ultimo secolo è aumentata la vita di tre mesi ogni anno. La donna ha anche alcune caratteristiche, tra le quali la situazione ormonale e la psicologia adattativa. La vecchiaia è una sfida adattativa».
Come comportarsi dopo i 70 anni?
«Non bisogna mollare. Questa donna ha ceduto, ma in un colpo solo, per usura del corpo. Adesso si nasce sapendo che l'aspettativa di vita è di 80 anni. L'anziano è diverso e la diversità va accettata senza ripiegarsi su se stessi».
Bruna Bianchi
Notizie tratte da La Nazione

 

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